Il tema, il contenuto di storia è certamente stato un pretesto. Il percorso esplorativo, organizzato tra metodologia FC e Jigsaw, serviva a mettere a fuoco le caratteristiche degli ominidi, ma soprattutto ad attivare modalità cooperative. Volevo renderli attivi nell’apprendimento, supervisionando le varie fasi, dando stimoli quando servisse, ma lasciandoli molto liberi, in modo che potessero nascere domande/problemi e si potesse riflettere insieme sul “come facciamo adesso?”. Ho cercato di riportare sempre nel grande gruppo le questioni, perché diventasse un momento di confronto per tutti e da tutti nascessero ipotesi, proposte e anche aiuto tra un gruppo e l’altro, benchè fossero impegnati su argomenti specifici. La condivisione è stata molto importante, così come lo è stata la riflessione metacognitiva al termine, ma anche durante il lavoro.
Ricaduta pedagogica – feedback
Punti di debolezza:
- il non avere a disposizione dispositivi per tutti a scuola: a casa non tutti hanno dispositivi utilizzabili in autonomia e non tutte le famiglie, seppur molto poche (due), sono correttamente collaborative. I bambini hanno però saputo “andare oltre”: chi aveva il dispositivo ha creato e poi ha stampato per permettere la condivisione e il confronto con ogni compagno del gruppo e così poter condividere le eventuali modifiche. Oppure, hanno cercato di selezionare dai libri (sussidiario o altro) il testo da inserire nelle jamboard o hanno scritto insieme un testo da sintetizzare in seguito con i post-it della jamboard
- alcuni bambini, seppur molto pochi (e non sto parlando dei DVA o altri bambini fragili, più i bambini le cui famiglie non comprendono ancora il valore di questa modalità di lavoro SE “NON SI PUO’ DIRE” TOGLIAMO IL TRA PARENTESI), faticano a “condividere” e a mettersi in gioco e qui era davvero necessario; però ci sono stati, tutto sommato, abbastanza bene, grazie all’entusiasmo dei pari
- certamente lavorare in questo modo darebbe più frutto se tutto il team andasse in questa direzione, sebbene non si possa affrontare tutto con questa metodologia: spesso si avverte una certa solitudine
- la maestra si sente un’incapace perché, dopo aver suggerito gli strumenti da usare e mostrato il funzionamento, i bambini la superano alla grande e le spiegano cosa non va e come fare quando lei stessa si incarta!!! 😉
PUNTI DI FORZA:
- l’engagement è stato altissimo: molti bambini continuavano a mandare materiali, o a modificare i loro elaborati anche quando avevamo praticamente concluso
- alta anche la motivazione sia durante il lavoro, che al termine: ad es. è venuta dai bambini l’idea di condividere non solo tra loro, ma con i compagni più piccoli, delle classi più basse, questo lavoro “perché magari l’anno prossimo può servire”
- i bambini più fragili, compresi i DVA hanno lavorato con grande serenità , secondo le loro possibilità, non sentendosi giudicati, anche se hanno saputo verbalizzare durante le riflessioni collettive, quali erano le loro difficoltà o cosa non erano stati in grado di fare e perché
- aumenta l’autonomia nel lavoro, la capacità di ricerca any sense, la disponibilità a passare sopra ai “difetti” dei compagni pur di fare il lavoro; ho visto grande generosità, collaborazione e ricerca di strategie per fare meglio, seppur chiedendo la guida dell’adulto, in qualche caso; aumenta straordinariamente l’autoconsapevolezza
- i discenti superano il docente, come sempre, ma in modo più evidente
- diminuisce, quasi si azzera, il conflitto. In un gruppo, ad es., c’era una certa preoccupazione iniziale, dichiarata fin da subito, perché era formato da due alunni non proprio sempre propositivi e attivi, e un’alunna che lavora sempre seriamente ma che non si sa imporre. Nel questionario finale, però, alla domanda C’E’ QUALCOSA DI NUOVO CHE HAI IMPARATO E CHE TI E’ PARTICOLARMENTE INTERESSATO? questa bambina, a differenza di quasi tutti gli altri che si sono concentrati o su contenuti o su tecniche e metodi di lavoro, risponde così: Mi ha interessato lavorare con gli Stefani perché mi hanno fatto lavorare in un modo che io non sapevo.
Coinvolgimento studenti nello sviluppo del percorso
I bambini sono rimasti coinvolti fin da subito, quasi tutti molto. Hanno letto, cercato e prodotto materiali anche più del necessario. Insomma, ci hanno preso gusto. Hanno seguito le varie fasi del lavoro con interesse e coinvolgendo con garbo i compagni più fragili o meno attivi. Posso dire di essere molto soddisfatta soprattutto delle competenze sociali e cooperative messe in campo, anche perché è quello su cui ho più investito, che più mi interessava. Certamente si riscontra però anche un recupero di chi rimane un po’ più al margine, un maggior coinvolgimento e un miglioramento dell’autostima. Il confronto, continuo, produce un’abitudine a “stare” con gli altri anche nel lavoro, a riconoscere i limiti e i punti di forza degli altri e propri e a provare a superarli senza giudicare o a metterli al servizio di tutti. Anche chi dichiara “non mi piace leggere e studiare” ha però apprezzato il lavorare con gli altri: da qui un punto di partenza per rilanciare anche le proprie modalità di approccio con la fatica dell’apprendimento, che può anche essere meno pesante, se condivisa.
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